Categoria: Salute

  • Polveri sottili e cervello: l’inquinamento fa invecchiare

    Polveri sottili e cervello: l’inquinamento fa invecchiare

    Che l’inquinamento fosse dannoso per la salute umana lo sapevamo, ma recenti ricerche hanno dimostrato che si rivela come una delle cause principali dell’invecchiamento del cervello. Le polveri sottili presenti nell’atmosfera andrebbero infatti a ridurre il volume della materia cerebrale presente nel lobo frontale e temporale del cervello e le cause sarebbero evidenti in un invecchiamento prematuro dell’organo.

    A sostenere questa teoria sono gli studiosi della Keck School of Medicine dell’Università di Southern California di Los Angeles, i quali hanno analizzato le polveri sottili e il rapporto con la materia bianca, notando che la presenza delle prime nell’atmosfera causa una sorta di atrofia diffusa, in quanto la materia serve da collegamento fra le diverse sezioni del cervello. L’atrofia diffusa porta quindi a un indebolimento generale della materia bianca, a collegamenti più difficili e quindi a un invecchiamento precoce del cervello.

    Lo studio si è occupato di analizzare bel 1.400 donne di un’età compresa fra i 71 e gli 89 anni e sono stati anche studiati i luoghi dove esse vivevano o vivono, a partire dall’anno 1996, per calcolare le vMyISAMzioni climatiche e la presenza dell’inquinamento. Ecco che dai risultati emersi le donne che vivevano in zone particolarmente inquinate hanno dimostrato un invecchiamento cerebrale maggiore di due anni rispetto alle altre donne, dovuto soprattutto alla presenza di polveri sottili di tipologia minima, ovvero con diametro inferiore ai 2.5 micron. Si tratta delle polveri più pericolose, in quanto sono talmente sottili che vengono respirate e incanalate con facilità dal corpo umano e rimangono in circolo per molto tempo, provocando gravi danni alla salute.

    L’esposizione all’inquinamento atmosferico si rivela quindi pericolosa per la salute umana e questa scoperta avalla e si associa anche alle altre ricerche eseguite in campo, le quali hanno dimostrato la stretta correlazione che esiste tra l’inquinamento e la comparsa di infezioni, di malattie gravi come l’arteriosclerosi e anche con le sindromi tumorali.

  • Cos’è l’oncologia: significato

    Cos’è l’oncologia: significato

    L’oncologia è quella branca della medicina che si occupa dello studio, della diagnosi e del trattamento dei tumori. Si tratta di una scienza fondamentale, sviluppatasi di recente in quanto il tumore è la malattia del ventunesimo secolo. Basti pensare che nella popolazione occidentale, i casi di cancro sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni. Non solo, solamente negli ultimi anni la possibilità di una diagnosi puntuale dei tumori è stata resa possibile dallo sviluppo scientifico e di conseguenza l’oncologia è uno dei rami della medicina che ha fatto più progressi, grazie alla ricerca. Questo ha permesso il miglioramento delle chance di sopravvivenza dal tumore e la sensibilizzazione sul tema della prevenzione del cancro.

    L’oncologia interviene attivamente in tutte le fasi di diagnosi e trattamento dei tumori. La parola ‘tumore’ deriva dal verbo latino ‘tumeo’, che significa ‘sono gonfio’, e sta ad evidenziare quella condizione di gonfiore che il tumore in fase avanzata va a verificare. Ma come si forma un cancro? Come si sa, ciascuna cellula del corpo ha una durata prestabilita di crescita e di vita. Ad un certo punto però, per una serie di motivi, esse possono iniziare a svilupparsi fuori controllo. Il tumore consiste in una formazione di cellule che si sono sviluppate senza controllo. Non tutte le forme di tumore sono uguali, anzi. Con il termine cancro si va ad identificare una neoplasia maligna, la cui forma più frequente è il carcinoma. Vi sono anche delle neoplasie benigne.

    Le forme più diffuse di tumore in Italia sono il tumore al colon retto, il tumore al polmone, il tumore al seno, ed il tumore alla prostata. Tuttavia un oncologo potrebbe anche trovarsi a trattare tumori rari come le leucemie, la malattia di Hodgkin, ed altre tipologie di neoplasie benigne e maligne.

    Lo scopo dell’oncologo medico è quello di diagnosticare il cancro, e quindi di predisporne il trattamento sulla base di varie terapie come chemioterapia e farmaci anti-tumorali. L’oncologo può lavorare in team assieme ad un chirurgo specializzato nel trattamento delle forme di cancro, oppure con un radiologo. L’oncologo ha un compito fondamentale, che è anche quello di spiegare al paziente la sua condizione e di accompagnarlo nella sua scelta di terapia cercando di renderne la qualità di vita migliore.

    Il trattamento del tumore solitamente richiede una serie di pratiche che sono la chemioterapia, le terapie biologiche, il trapianto di midollo, l’uso dei farmaci antitumorali. La visita oncologica è un momento fondamentale per poter decidere come trattare un tumore. Nel corso della visita, che viene richiesta dal medico curante quando vi sia il sospetto che un paziente possa avere un tumore (esami clinici e strumentali alterati o che rilevano masse sconosciute) si procede alla diagnosi del tumore. L’oncologo cerca di assumere tutte le informazioni possibili sulla vita del paziente, la storia familiare, eventuali casi di tumore in famiglia. Dopo di che la visita procede con l’auscultazione del cuore, il controllo del battito cardiaco, la ricerca di linfonodi gonfi, eventuali approfondimenti diagnostici che possono essere prescritti al paziente.

  • Alopecia femminile: cause, rimedi e cure per la caduta dei capelli

    Alopecia femminile: cause, rimedi e cure per la caduta dei capelli

    Le donne iniziano a sentire il peso del cambiamento del loro corpo quando si arriva intorno ai cinquant’anni . Infatti in questo periodo della vita, a causa del cambiamento ormonale causato dalla menopausa, il ciclo fisiologico del proprio corpo inizia a cambiare. Ci si sente stanche ed affaticate, i dolori articolari non mancano e in alcuni casi, addirittura, può sopraggiungere la perdita di capelli in seguito ad un forte indebolimento del fusto capillare causato dagli scompensi ormonali.

    Ovviamente quest’ultima non è l’unica causa, l’alopecia femminile può infatti dipendere da fattori ereditari, ambientali, sindrome dell’ovaio policistico, insufficienza di vitamina B, ferro, magnesio, zinco, diete poco bilanciate, e altri fattori.

    La cura dell’alopecia femminile fortunatamente c’è, è infatti possibile assumere  farmaci e integratori che favoriscono l’innalzamento del livello degli ormoni femminili e di conseguenza  sollecitano la crescita di nuovi  capelli. La finasteride e i fitosteroli rientrano nei farmaci da poter assumere per risolvere quest’annosa patologia, questi spronano la 5- alfa reduttasi di tipo 1 che impedisce la produzione di DHT, cioè dell’ormone androgeno che determina la riduzione del bulbo capillare.

    In alcuni casi in cui lo stadio dell’alopecia è più avanzato, farmaci ed integratori non bastano; in questi casi la miglior cura da adottare  può essere la stimolazione delle cellule staminali e della matrice extracellulare, presenti all’interno dei bulbi capillari. Ciò è permesso grazie all’ausilio di progrediti test biologici essenziali per creare ex novo una cura personalizzata per ogni paziente, valutando lo stadio della patologia e le sue cause. Questa cura aiuterà a stimolare le cellule genitrici dei follicoli capillari.

    In ultima analisi l’alopecia può essere curata attraverso l’autotrapianto, l’ultima soluzione da adottare che consiste in una vera e propria operazione chirurgica che consiste nell’asportazione di una striscia di pelle che contiene dei bulbi capillari attivi e che viene spostata nella zona calva della testa. La prima zona viene della donatrice, mentre la seconda è la zona ricevente. Grazie all’evoluzione continua della medicina le tecniche di autotrapianto sono andate evolvendosi nel tempo, dando l’opportunità ai medici di essere più precisi e minuziosi, evitando così anche la perdita di alcuni bulbi capillari, che durante l’operazione, andavano inevitabilmente persi.

  • Migliorare l’autostima per dimagrire e sentirti meglio

    Migliorare l’autostima per dimagrire e sentirti meglio

    Il miglior sistema per dimagrire, evitando ulteriori accumuli di adipe? E’ semplice: basta ridurre la somministrazione di calorie nel nostro corpo, aumentandone il consumo. Quindi è importante controllare l’alimentazione, limitando i cibi ipercalorici, e fare sport regolarmente per bruciare calorie in “eccesso” e sentirti meglio di conseguenza.

    Molte persone, tuttavia, si sentono frustrate all’idea di seguire un regime dietetico adeguato al loro peso, e faticano solo all’idea di sapere che non possono mangiare determinati cibi. Il fatto di non potersi concedere dolciumi, cibi fritti e snack di ogni tipo è accompagnato da un senso di frustrazione, spiega la Dott.ssa Augusta Pozzi, psicologa psicoterapeuta.  Però bisogna sempre pensare che rimettersi in forma, liberandosi dei chili in eccesso, ci permette tuttavia di piacersi di più: la nostra immagine riflessa nello specchio è certamente più gradevole e armoniosa e questo ci consente di aver un miglior “rapporto” con noi stessi e di conseguenza i aumentare il nostro stato di benessere.

    Ma alcune persone non riescono a controllare il loro bisogno di mangiare pur sapendo di danneggiarsi.  Le possibili cause di questo comportamento, continua la Dott. Pozzi, risiedono spesso nella mancanza di autostima: una situazione che ci impedisce di trovare la forza di dimagrire. Se invece si trova la forza di prendersi cura di se stessi, del nostro corpo e, in ultima analisi, anche della nostra salute è più facile affrontare una dieta inizialmente più restrittiva. Ogni piccolo sforzo quotidiano verrà infatti ricompensato da un risultato che ci farà essere più felici e quindi ci aiuterà a continuare sulla stessa strada.

    Quindi basterà volersi bene, evitando di pensare che stare a dieta significhi necessariamente mangiare in modo noioso e penalizzante variare cibo, sperimentare nuovi sapori sfiziosi, abbinare i cibi consentiti in modo fantasioso. E pensare alla soddisfazione del risultato finale cioè dimagrire e essere più belli!

  • Birra: potrebbe contribuire a prevenire i tumori

    Birra: potrebbe contribuire a prevenire i tumori

    Una birra ghiacciata dopo una lunga giornata di lavoro potrebbe non essere una cattiva idea, lo pensiamo quasi tutti, soprattutto quelli di noi che aspettano tutto l’anno per festeggiare San Patrizio.

    Sarete ancora più contenti quando leggerete che alcuni degli ingredienti presenti nella birra potrebbero, tra le altre cose, anche essere d’aiuto a combattere il cancro. Così risulterebbe da una recente ricerca.

    Secondo gli scienziati della University of Idaho, infatti, alcuni acidi che si trovano nei luppoli utilizzati per fare la birra (denominati humulones e lupulones, che sono  dei composti chimici, di gusto amaro che sono antivirali ed antibatterici) potrebbero fermare o, addirittura, prevenire il cancro e le malattie infiammatorie.

    I risultati di questa ricerca saranno illustrati nel corso del Meeting Nazionale della American Chemical Society alla fine di questa settimana.

    Gli scienziati autori di questo studio, sono convinti di poter trovare dei nuovi trattamenti per il cancro estraendo i composti dal luppolo o  sintetizzandoli in un laboratorio; dopo numerosi tentativi andati a vuoto, il dottor Kristopher Waynant, che è a capo di questo progetto di ricerca, ha affermato  di essere molto vicino a ottenere  degli “ingredienti chiave”.

    Già uno studio del 2013, aveva dimostrato che il consumo di birra diminuiva  le probabilità di sviluppare calcoli renali. Inoltre, é dimostrato che, se consumate con moderazione,  le birre scure e la birra stout  portano ad una diminuzione delle possibilità di attacchi di cuore. Secondo la Harvard Medical School e l’American Stroke Association, le persone che bevono una moderata quantità di birra possono ridurre il loro rischio di avere un ictus della metà.

    Infatti, l’assunzione di birra consente alle arterie di essere flessibili; migliora notevolmente la circolazione del sangue, aiutando a deviare i coaguli di sangue che causano ictus. Secondo alcuni studi, altri benefici nel bere con moderazione della birra sono, la riduzione del diabete, la riduzione del morbo dell’Alzheimer, ma sono anche una cura per l’insonnia.

    Dal momento che la birra contiene alcool, è importante assumerla con responsabilità, senza mai eccedere. Se bevuta in eccesso, la birra  può causare molti problemi di salute, tra cui anche il cancro al fegato.

  • Esercizio fisico contro la cellulite

    Esercizio fisico contro la cellulite

    Uno dei metodi migliori per coadiuvare le cure contro la cellulite è praticare dell’esercizio fisico. Ci sono degli esercizi per eliminare la cellulite molto specifici, ma anche dei tipi di attività fisica molto consigliati.

    Esercizi specifici

    La cellulite tende a svilupparsi con maggiore probabilità nelle persone sedentarie; la sedentarietà è un fattore scatenante anche perché si correla ad altri disturbi, come la ritenzione idrica o problemi di circolazione in zone circoscritte, soprattutto nelle donne. Per questi motivi l’attività fisica tout court è un ottimo rimedio contro la cellulite, indipendentemente da quale tipo di attività si decida di praticare. Alcuni esercizi però risultano particolarmente efficaci, soprattutto quelli che coinvolgono l’utilizzo dei muscoli dei glutei, delle cosce e dell’addome. Ecco perchè è utile fare esercizio fisico contro la cellulite e contrastarla in modo efficace. Nello specifico gli esperti suggeriscono dei circuiti, della durata di almeno 25-30 minuti, costituiti da una serie di esercizi di squat, affondi e addominali, in modo da stimolare l’attività dei muscoli proprio in quei distretti che più facilmente sono colpiti dalla cellulite.

    Attività fisica

    Alcuni tipi di attività fisica permettono di attivare la circolazione, di migliorare l’umore e di stimolare il metabolismo, contrastando quindi la ritenzione idrica, l’accumulo di grasso corporeo e quindi anche la cellulite. In linea generale se una persona affetta da cellulite non ha l’abitudine a praticare un’attività fisica di qualsiasi tipo, il suggerimento principale sta nell’inserire nella routine settimanale uno sport soft, di basso impatto. Quindi, per cominciare, è meglio preferire la camminata alla corsa, o una breve escursione in bicicletta allo spinning. La camminata, la bicicletta e il nuoto sono tra le attività fisiche più consigliate, senza strafare. È comunque importante cercare di bruciare i grassi, mantenendo lo sforzo fisico per almeno 30-45 minuti, ad un passo abbastanza spedito: piuttosto che camminare due ore molto lentamente, è molto meglio fare una passeggiata di soli 30 minuti, ma ad almeno 5 km all’ora.

    Il personal trainer

    Molte persone tendono ad organizzare l’attività fisica settimanale in autonomia. Quando lo sport serve anche a migliorare lo stato di salute, o quando si desidera ottenere un certo tipo di allenamento, è importante rivolgersi ad un personal trainer. Non si tratta di un professionista che si occupa solo di VIP: in qualsiasi palestra è possibile entrare in contatto con un esperto in allenamento, cui potrete indicare le vostre problematiche, compresi gli inestetismi correlati alla cellulite. Attraverso l’aiuto di un personal trainer è molto più semplice strutturare un allenamento settimanale, che terrà conto del tempo che si può dedicare all’attività fisica e delle preferenze personali, in modo che fare sport sia piacevole e anche molto utile.

  • Consigli utili per far passare la febbre

    Consigli utili per far passare la febbre

    Per far passare la febbre, oltre al doveroso consulto medico, è possibile anche usufruire di rimedi naturali nei casi meno gravi. Ogni volta che iniziamo a percepire quello stato di malessere tipico della malattia, viene naturale iniziare a chiedersi come fare per far passare la febbre. In questi casi è sicuramente consigliabile una buona alimentazione ricca di liquidi, con impacchi d’acqua fredda e bagni tiepidi, con l’impiego di pochi farmaci, sono pratici consigli efficaci per poter far passare la febbre nei giusti tempi.

    La febbre rappresenta uno dei sintomi più comuni fra gli esseri umani, che comporta un incremento anomalo della temperatura corporea per via di vari fattori. Sbalzi di temperatura oppure patologie potrebbero portare a subire l’incresciosa situazione dell’incremento della temperatura che supera i 37°, ma con un po’ di cura con semplici rimedi si potranno affrontare gli stati febbrili con molta tranquillità. Ecco come far passare la febbre.

    Occorre pensare che la febbre è una risposta immunitaria del proprio organismo, non dovrà essere considerata una patologia bensì come un sintomo, da poter curare per non impedire al sistema immunitario di svolgere il suo lavoro. Non sempre per far passare la febbre occorre il ricorso ai farmaci, ma si possono seguire diversi consigli.

    Alcuni rimedi potranno essere considerati solo quando la temperatura della febbre non andrà ad essere superiore ai 40°. In tal caso sarà necessario rivolgersi subito a un medico per poter approfondire la situazione, ed agire così nel modo più adeguato.

    Quando si ha la febbre spesso si soffre di inappetenza per risposta naturale dell’organismo. È giusto quindi poter ascoltare il proprio corpo ed andare a limitare l’assunzione di cibo secondo ciò che si sente, ma ovviamente non bisognerà di smettere di mangiare. Viceversa sarebbe indicata l’assunzione di cibi semi-solidi e ricchi di carboidrati, quali minestre o vegetali, il tutto a seconda del proprio appetito, non escludendo frutta e verdura di stagione, che sono alimenti ricchi di antiossidanti.

    Per far passare la febbre occorre evitare l’assunzione di cibi ricchi di zuccheri, cibi fritti, grassi, tutti difficilmente digeribili. Molto consigliato è invece il brodo di pollo, capace di ridurre in modo notevole l’attività infiammatoria.

    Si è soliti pensare che per far passare la febbre rapidamente ci si debba coprire quanto più possibile, ma in realtà non è proprio così, in quanto è consigliabile coprirsi in modo adeguato quando la febbre è nella relativa fase di salita. Viceversa, raggiunta un’elevata temperatura l’organismo cercherà di far abbassare la febbre in modo autonomo, e per farlo effettua la produzione di sudorazione che tende a raffreddare il corpo. Quando si è molto coperti, si rischierà di ostacolare questo particolare tipologia di processo.

  • Consigli su come proteggere i capelli dal sole dell’estate

    Consigli su come proteggere i capelli dal sole dell’estate

    Ogni anno inizia per ognuno di noi il percorso di avvicinamento alle vacanze estive. Il sole, il mare, o la montagna saranno preziosi alleati per eliminare le tossine accumulate nei lunghi mesi invernali. Sebbene la luce naturale e l’aria aperta abbiano un effetto benefico anche sui capelli, meglio in questo caso non esagerare: può bastare una sola giornata di esposizione eccessiva ai raggi solari per rovinare una bella capigliatura; i capelli infatti, non sono in grado, a differenza della pelle, di produrre una quantità di melanina proporzionale all’esposizione, per questo tendono ad inaridirsi e a perdere lucentezza e elasticità molto velocemente.

    Cosa accade?
    I principali danni al capello sono causati dai famigerati raggi UV, poco filtrati dallo strato di ozono depauperato dall’inquinamento. I raggi Uvb sollevano le squame che compongono la parte più superficiale del capello, la cuticola, favorendo il processo di formazione delle doppie punte e l’inaridimento del capello stesso, mentre i raggi UvA agiscono sui pigmenti modificando il colore dei nostri capelli: in particolar modo l’effetto è visibile quando sono trattati o decolorati.

    Per porre rimedio all’effetto combinato dei raggi Uva e Uvb sarà necessario preparare in anticipo i capelli, dedicando, ad ogni lavaggio, qualche minuto ai trattamenti idratanti a base di oli protettivi, e – almeno una volta alla settimana- maschere capillari che contengano cheratina. Naturalmente tutti questi accorgimenti andranno conservati anche durante il periodo delle vacanze, per non perderne l’efficacia. Sempre a questo proposito, la prossima settimana approfondiremo l’argomento con un vero e proprio decalogo salvacapelli.

  • Che cos’è la Pertosse: incubazione, sintomi e cura

    Che cos’è la Pertosse: incubazione, sintomi e cura

    Talvolta i bambini, in particolar modo presentano una tosse piuttosto intensa e resistente ad ogni rimedio, incontrollabile tanto da causare sovente anche il vomito. Può trattarsi di Pertosse, anche detta tosse canina o asinina per via dell’evocazione del verso del cane o dell’asino. Oggi questa malattia è diventata decisamente meno frequente grazie ai vaccini che vengono praticati ai bambini, che, quindi, sviluppano immunità rispetto ai batteri che ne sono causa. Si tratta di una malattia contagiosa che si poteva presentare anche in soggetti adulti che si contagiavano attraverso la tosse di neonati e bambini. Nei neonati la malattia assume una certa pericolosità per via della tosse così’ intensa da rendere difficoltoso al bambino mangiare, bere e anche difficoltoso il respiro.

    La diagnosi avviene attraverso la visita medica ma poi può essere confermata da analisi del sangue, eventualmente radiografia sebbene questa diagnostica tende a non essere adottata per via della sua dannosità nei bambini, praticata solo in caso di assoluta necessità. Un’eventuale analisi dell’escreato del naso consente di dimostrare la presenza dei batteri che ne sono causa. Se la diagnosi è precoce, in genere un’adeguata terapia antibiotica è d’ausilio nell’attenuare la malattia e ad abbreviare il suo decorso. Il batterio che provoca la pertosse si chiama Bordetella pertussis, dotati di ciglia attraverso le quali riescono ad aderire fortemente al tratto respiratorio superiore rilasciando tossine che provocano gonfiore delle vie aeree, provocando la tosse.

    Come ci si contagia

    La Pertosse è una malattia esclusivamente umana che si diffonde da un soggetto all’altro attraverso:

    • Colpi di tosse
    • Starnuti
    • permanenza in ambienti comuni dov’è presente un malato di pertosse.

    La contagiosità permane per due settimane dall’inizio della tosse anche se poi la manifestazione della forte e incontrollabile tosse permane per parecchio tempo. I soggetti vaccinati in genere non si ammalano di pertosse, sviluppano un’immunità ma in una piccola percentuale di soggetti vaccinati la pertosse si manifesta ugualmente ma in forma parecchio attenuata. L’immunità da vaccino ha una durata variabile da 4 a 20 anni, per cui sarebbe consigliabile una dose di richiamo almeno ogni 5 anni. L’incubazione della pertosse è tipicamente di 5 giorni dall’esposizione ma può anche durare tre settimane prima di manifestarsi con i suoi caratteristici sintomi, il principale, appunto, l’insorgenza di tosse e, spesso, febbre, con un quadro simile ad un forte raffreddore, per trasformarsi rapidamente nella caratteristica tosse. Alcuni neonati non manifestano la tosse ma divengono cianotici, smettono di respirare, vanno in apnea e molti bambini, il 50% dei neonati al di sotto di un anno che contraggono la Pertosse, richiedono il ricovero ospedaliero.

    Il particolare tipo di tosse è provocato dalla costrizione della laringe e le crisi di tosse si verificano con maggiore frequenza nelle ore notturne; la malattia è fortemente debilitante, il malato si sente stanchissimo, la tosse può durare anche oltre 10 settimane, tanto che in Cina viene denominata “la tosse dei 100 giorni”. La complicazione più frequente della Pertosse nei bambini è lo sviluppo di una polmonite ma in alcuni casi si verificano convulsioni mentre nel 63% dei casi di bambini piccoli non vaccinati si verifica apnea con cianosi. La pertosse colpisce anche gli adulti ma in questi casi le complicazioni sono meno severe, il 33% dei casi registra una perdita di peso, il 28% perdita di controllo vescicale, solo il 2% sviluppa una polmonite.

    La cura della pertosse consiste soprattutto nella somministrazione di antibiotico ma non per periodi superiori a tre settimane, durante le quali si suppone la cessazione dell’infezione anche se la tosse permane decisamente più a lungo. Soprattutto nei bambini curare attentamente l’idratazione e rivolgersi al medico se si sospetta un calo di idratazione del bambino,. Non somministrare mai farmaci che non siano prescritti dal pediatra, nemmeno farmaci per il controllo della tosse, che risulterebbero, oltretutto, inutili.

  • L’importanza di curare gli occhi fin dalla tenera età

    L’importanza di curare gli occhi fin dalla tenera età

    È ormai una coscienza diffusa quella secondo cui i problemi della vista, compresi quelli che possono apparire più lievi, devono essere da subito presi in seria considerazione e sottoposti all’attenzione di uno specialista anche quando questi problemi si presentano su individui molto piccoli, quali neonati ed infanti.

    È stato quindi superato quel vecchio luogo comune secondo cui i disturbi della vista dei più piccoli venivano presi poco in considerazione, assumendo che questi potessero essere in qualche modo riassorbiti crescendo, quando invece è vero il contrario. Agire da subito con strumenti correttivi, anche sui pazienti più piccoli in tenera età, permette di fermare l’avanzata della patologia, garantendo loro anche una miglior qualità della vita. Anche sulle modalità curative ci sono stati in passato pareri discordati.

    C’è stata ad esempio tutta corrente di pensiero secondo cui i classici occhiali erano gli unici strumenti correttivi possibili per neonati ed infanti. Era questa un’assunzione che partiva dalla praticità di questi dispositivi, che grazie alle montature gommate di ultima generazione ben si adattano ai movimenti irregolari dei più piccoli. Tuttavia di recente, sono sempre di più gli specialisti pronti a sostenere che anche lenti a contatto, opportunamente conformate, possono adattarsi all’utilizzo da parte di questi pazienti. Ovviamente l’utilizzo delle lenti deve essere sottoposto ad una costante vigilanza da parte dell’adulto che deve accertarsi della corretta inserzione e manutenzione quotidiana. E’ quindi importante consultarsi con uno specialista sulle lenti a contatto più adatte per il giovane: è ormai risaputo che l’età non costituisce problema; anche da piccoli l’occhio riesce a sopportare lo presenza della lente a contatto.

    Un concetto ribadito anche durante l’ultimo summit tenutosi all’Istituto Zaccagnini di Bologna, dal titolo “L’età del vedere”, un consesso in cui sono intervenuti oftalmologi, optometristi e ricercatori internazionali sul tema delle cure dei disturbi della vista durante per le varie fasce di età. Dal summit è emerso che le lenti a contatto sono uno strumento valido per la correzione dei disturbi visivi dei più piccoli e, questo non solo in virtù della loro praticità, ma anche in ragione del loro minore impatto estetico, che ha evidenti influenze positive anche a livello psicologico sul modo in cui il bambino impara a convivere con questi disturbi.

  • Cos’è l’iridologia: esempi e attendibilità

    Cos’è l’iridologia: esempi e attendibilità

    L’iridologia (da alcuni definita anche microsemeiotica oftalmica) è una moderna disciplina tesa ad ottenere informazioni circa la salute fisica e psichica della persona, le sue malattie presenti e passate finanche le predisposizioni di un determinato organismo a contrarre talune malattie o a soffrire di determinati disturbi, ed è pertanto oggi un’importantissimo strumento diagnostico utilizzato da molti omeopati o naturopati.

    Essa fù ideata in Ungheria nel XIX secolo dal medico Ignatz von Peczely sulla base di una intuizione che esso ebbe da bambino. In quella età infatti Von Peczely aveva cercato di liberare un gufo preso in una trappola. L’uccello dibattendosi si ruppe una zampa e, in quel momento, il piccolo Ignatz notò la comparsa di una macchia scura sulla una delle sue iridi, e successivamente con la guarigione notò la scomparsa della macchia stessa. Fu così che diventato medico Von Peczely si dedicò allo studio delle iridi e dei loro segni particolari. Intorno agli anni ’50 l’iridologia fu invece ripresa ed ampliata dal medico statunitense Bernard Jensen che disegno una mappa dettagliata dell’iride tutt’oggi in uso da parte di molti iridologi.

    Teoria

    La teoria che sta alla base dell’iridologia poggia le sue fondamenta sulle migliaia di terminazioni nervose presenti nell’iride. Gli iridologi ritengono che esse siano collegate a tessuti ed organi interni, di modo che le alterazioni di una parte dell’organismo, tramite un riflesso neuro-ottico, possono apparire sull’iride, che si segna o cambia colore nella parte parte corrispondente all’organo sofferente. Per l’analisi dell’iride alcune persone utilizzano un’oftalmoscopio mentre altri preferiscono utilizzare una normale lente di ingrandimento con una lampada.

    I segni

    Infiniti sono i segni e le forme che possono dare segnali sullo stato della persona, di una specifica funzione e finanche di un singolo organo sofferente. Importante è sottolineare che l’iridologia svolge la preminente funzione di individuare delle predisposizioni dell’organismo, che possono indirizzare verso una determinata patologia, e non ha alcuna capacità di determinare una malattia di cui la persona si ammalerà in futuro con certezza. Ciò consente al paziente che si sottopone ad una analisi iridologica di poter prendere coscienza dei punti di forza e di debolezza del suo organismo e pertanto di condurre una vita tale da valorizzare i primi piuttosto che gli ultimi.

    In iridologia in realtà non si analizza solo l’iride, ma anche la sclera e la pupilla Molteplici sono i segni che vengono presi in considerazione, che vanno dalla forma al colore dell’iride, che permette da subito di interpretare la costituzione della persona sulla base dei colori della medicina cinese, alla presenza di segni (lacune) pigmentazioni o decolorazioni dell’iride, alla forma della pupilla (da cui si possono trarre informazioni in merito al rachide) ed allo spessore e conformazione del suo orlo interno (visibile solo con iridoscopi a forti ingrandimenti), fino alla regione sclero-corneale o sclero-congiuntivale. La zona cosiddetta degli organi è quella compresa dell’iride in senso stretto (ossia la parte colorata dell’occhio).
    Infine dall’iride, con apposite letture, è possibile trarre anche informazioni di carattere psicologico ed emozionale, generalmente abbastanza precise, in particolare per alcune situazioni a carattere psico-somatico, ma non solamente.

    La medicina naturale prevede molteplici collegamenti tra le informazioni di natura iridologica e altre discipline diagnostiche e terapeutiche, quali la osteopatia, la agopuntura o digitopressione, la cromoterapia, le terapie reflessologiche, ecc.