Categoria: Fotografia

  • Come fotografare gli occhiali per eCommerce

    Come fotografare gli occhiali per eCommerce

    Gli occhiali sono un prodotto complesso da fotografare, ma con la giusta tecnica e attenzione ai dettagli è possibile ottenere immagini di alta qualità che valorizzino il prodotto e lo rendano attraente per i clienti.

    Sfide nella fotografia di occhiali

    Fotografare gli occhiali presenta diverse sfide. Innanzitutto, le lenti, soprattutto quelle a specchio, possono creare riflessi indesiderati che rendono difficile catturare i dettagli. Inoltre, la montatura deve essere messa in risalto, mostrando le sue trasparenze, sfumature di colore e dettagli. Le ombre devono essere realistiche e valorizzare il prodotto, senza nascondere dettagli importanti.

    • Lenti: Le lenti, soprattutto quelle a specchio, possono creare riflessi indesiderati e rendere difficile la cattura dei dettagli.
    • Montatura: La montatura deve essere messa in risalto, mostrando le sue trasparenze, sfumature di colore e dettagli.
    • Ombre: Le ombre devono essere realistiche e valorizzare il prodotto, senza nascondere dettagli importanti.

    Importanza della post-produzione

    La post-produzione è fondamentale per risolvere le problematiche legate alle lenti, recuperare dettagli persi, scontornare l’immagine e creare ombre realistiche. Un lavoro di post-produzione accurato può fare la differenza tra una foto mediocre e un’immagine di alta qualità.

    Qualità delle immagini per diversi utilizzi

    Le immagini di occhiali per un sito eCommerce devono essere di alta qualità per essere utilizzate su diverse piattaforme:

    • Sito web: Le immagini devono essere ottimizzate per il web, con una risoluzione adeguata e un peso contenuto per garantire una navigazione fluida.
    • E-commerce: Le immagini devono mostrare il prodotto in dettaglio, con diverse angolazioni e ingrandimenti per permettere ai clienti di valutare ogni aspetto.
    • Social media: Le immagini devono essere attraenti e coinvolgenti per attirare l’attenzione degli utenti.
    • Cataloghi stampati e pubblicità: Le immagini devono essere ad alta risoluzione per garantire una stampa di qualità.

    Approccio professionale

    Uno shooting fotografico professionale richiede attrezzatura adeguata, conoscenza delle tecniche di illuminazione e post-produzione, e attenzione ai dettagli. La pianificazione è fondamentale: occorre definire l’obiettivo delle foto, il tipo di immagini desiderate e le esigenze del cliente. È necessario utilizzare attrezzatura fotografica professionale, come obiettivi specifici per evitare distorsioni e luci adatte per esaltare i dettagli. L’illuminazione richiede particolare attenzione per evitare riflessi indesiderati e ombre che nascondono dettagli importanti. E’ consigliabile affidarsi a professionisti esperti nella post-produzione per garantire un risultato finale di alta qualità.

    Consigli aggiuntivi

    • Pulizia: Assicurarsi che gli occhiali siano perfettamente puliti prima dello shooting per evitare la presenza di polvere o impronte digitali.
    • Angolazione: Scegliere l’angolazione giusta per mostrare il prodotto nella sua interezza e valorizzarne i dettagli.
    • Sfondo: Utilizzare uno sfondo neutro per non distrarre l’attenzione dal prodotto.
    • Dettagli: Fotografare i dettagli della montatura e delle lenti per mostrare la qualità del prodotto.

    Seguendo questi consigli, potrai ottenere immagini di alta qualità che valorizzino i tuoi occhiali e ti aiutino a vendere di più sul tuo sito eCommerce.

  • James Nachtwey, fotografare l’inferno

    James Nachtwey, fotografare l’inferno

    All’inferno si associano immagini, metafore, perfino numeri. Basta pensare al 666, il numero che da sempre è associato al diavolo e al male.

    Ma l’inferno ed il paradiso non sono quelli che ci vengono descritti da Dante Alighieri nella Divina Commedia. L’inferno può essere anche un luogo sulla terra, se si ha l’occhio giusto per vederlo.

    Un occhio che ha saputo cogliere l’inferno e le porte del paradiso è quello di James Nachtwey, fotoreporter e fotografo statunitense, considerato uno dei fotoreporter di guerra più importanti degli ultimi anni.

    Il fotografo statunitense sa bene com’è fatto l’inferno, e nei suoi 40 anni di carriera ce ne ha dato un assaggio attraverso le sue opere.

    Le opere di James Nachtwey

    Ogni tanto, James Nachtwey viaggia all’inferno e ritorno. Di ritorno da campi di battaglia con nomi di luoghi lontani come El Salvador, Nicaragua, Libano, Afghanistan, Somalia, Ruanda, Romania, Bosnia e Cecenia.

    Dall’inizio della sua carriera come fotoreporter, Nachtwey è testimone di un inferno sanguinante e pieno di fiamme per quei pochi che ascolteranno. Immortalando la sofferenza perpetrata dall’azione umana, perlustra il mondo osservando carestia, siccità, violenza, crudeltà quasi impossibile, morte orribile e onnipresente.

    Potrebbe essere tua sorella, dicono le sue fotografie. Le fotografie di Nachtwey si impegnano nella sofferenza.

    Oggi Nachtwey è chiaramente dalla parte delle vittime. Inferno è il secondo libro del fotografo, il primo in 11 anni. Le dure immagini in bianco e nero sono abbinate alla massa pietrosa del libro, alla lapidaria grossolana della cosa. Imballato in modo massiccio e di forte impatto, Inferno è tutto ingombrante intenzionale. Come nessun altro libro nella memoria recente, Inferno non può essere riposto comodamente da nessuna parte: né su un tavolino, né su uno scaffale; non, certo, nella memoria.

    Un viaggio attraverso alcuni dei peggiori terreni di sofferenza umana degli ultimi dieci anni, Inferno si insinua in profondità negli angoli non così nascosti del mondo per riportare immagini angoscianti e strazianti. Andando in posti che ignorano compiaciuto e soddisfatto di sé, espone i confini esterni della pax americana, l’utopia trionfalista post-Guerra Fredda che storici irresponsabili avrebbero diffuso in tutto il mondo con i franchise di McDonald’s e Internet. Invece di un comodo consumismo, Nachtwey ci mostra persone in pantaloncini, calzettoni e polo lavorate a maglia che fissano le tombe fresche dei loro morti in battaglia

    La storia del libro Inferno

    Nachtwey ha viaggiato in più di una dozzina di luoghi per comporre Inferno. Dopo aver visitato i reparti sotterranei di Nicolai Ceausescu pieni di oltre 100.000 orfani, Nachtwey si è trasferito nelle terre desolate della Somalia e del Sudan.

    Nella Cecenia piena di macerie, dove pochi giornalisti osano avventurarsi, Nachtwey ha seguito ancora una volta le vittime. Si è concentrato, per il bene dei posteri spietati, sulla vita al punto di rottura, fornendo una testimonianza raccapricciante e senza risparmiatori sui limiti fangosi e mutevoli dei passaggi finali.

    Il libro Inferno è costruito da scatti crudi ma pieni di una verità che la vita di tutti i giorni ci risparmia per decenza o per pura codardia.

    C’è, vuole disperatamente dirci, la dignità nel morire e nell’essere umani, non importa quanto orribili o barbare siano le circostanze.

    Ma le fotografie di Nachtwey ci parlano attraverso i suoi innumerevoli soggetti: veicoli, ciascuno, di una testimonianza muta, non romantica e inattaccabilmente dignitosa, un pozzo profondo di speranza umana che raffigura empaticamente la miseria dove prima c’era solo disperazione.

    La sua attività da fotografo la descrive con le seguenti parole “Non uso gli elementi estetici della fotografia per puro gusto estetico. Non uso quello che sta succedendo nel mondo per fare discorsi sulla fotografia. Uso la fotografia per dichiarare ciò che sta accadendo nel mondo. Io sono un testimone e voglio che la mia testimonianza sia eloquente.”.

  • L’evoluzione delle macchine fotografiche ci hanno cambiato la vita

    L’evoluzione delle macchine fotografiche ci hanno cambiato la vita

    Mi sono imbattuto in questa infografica e mi è tornato in mente il discorso che facevamo qualche tempo fa, cioè di quanto è diventata fondamentale l’immagine nella nostra vita degli ultimi anni, sia l’immagine fotografica che i video e di quanto è diventata fondamentale la macchina fotografica non solo per le occasioni speciali, ma nel quotidiano.

    • In effetti perfino i social network si sono adattati a questa tendenza e alcuni, come ad esempio Pinterest, hanno creato un modo di comunicare solo per immagini. Per non parlare di tutte quelle applicazioni, tipo Istagram e altre, che ti consentono di modificare e socializzare le foto in un attimo.

    Ma come avremmo mai potuto farlo con le macchine fotografiche tradizionali? E a pensarci quanto tempo è passato? Pochissimi anni in realtà. Ma l’evoluzione del nostro mondo è andata di pari passo con l’evoluzione tecnologica e oggi per  noi sarebbe impossibile pensare di dover aspettare il laboratorio, i tempi di sviluppo del rullino, magari per scoprire che di quel viaggio in Irlanda non è rimasto altro che una serie di immagini sfocate o peggio, bruciate.

    Quante volte vi è capitato? A me che ho qualche anno, diverse volte e forse è anche per questo che feci salti di gioia quando uscirono le prime macchine digitali.

    Diciamolo, la digitale ci ha veramente cambiato la vita. Chiunque può scattare una foto con la digitale, anche senza sapere cos’è un obiettivo. E i risultati sono sempre buoni, senza contare che dal momento che puoi vedere subito la foto dalla memoria della macchinetta, se non ti piace la puoi rifare, pure cento volte. Mica come quando c’era il rullino che avevi al massimo 36 scatti da fare. E vogliamo parlare dell’incognita ASA? Alzi la mano chi ha capito esattamente il come, quando e perchè.

    A guardare l’infografica qui accanto ho sorriso quando ho visto la foto dello squalo. Beh magari non abbiamo una foto di uno squalo ma pesci, delfini, conchiglie, coralli e spiagge sono sicura che ne avete anche voi a decine e diverse hanno meritato i complimenti degli amici.

    Avere la raccolta di tutti i miei viaggi sui DVD e poterle tenere tutte in ordine senza occupare tutta casa. Poterle rivedere quando mi va e condividerle in rete è un piacere che non avevamo prima delle digitali. E senza il rischio che la foto su carta si macchi o si rovini.

    Certo qualcuno obietterà che “sono capaci tutti a scattare con la digitale”, ma che il vero fotografo usa la reflex. Teoricamente poteva essere vero i primi tempi. In realtà ormai le digitali hanno raggiunto livelli di prestazioni così sofisticati e complessi che casomai, con le macchine più evolute, può essere vero il contrario.

  • 5 punti panoramici a Firenze da cui scattare foto incredibili

    5 punti panoramici a Firenze da cui scattare foto incredibili

    Visitare una città d’arte come Firenze significa riscoprire la storia e la bellezza artistica da rimanere senza fiato. Si parla di ricordi e di emozioni che devono essere resi indelebili e indimenticabili nel nostro immaginario. Cosa c’è di meglio che scattare ottime foto incredibili da tenere sempre con sé?

    Tuttavia, scattare foto di qualità non è un compito facile, ma la prima cosa da fare è sapere quali sono i posti mozzafiato e quali sono i 5 punti panoramici a Firenze.
    Per rispondere a questo interrogativo lo abbiamo chiesto ad un fotografo professionale a Firenze.

    Foto incredibili da scattare a Firenze: 5 punti panoramici

    1.Piazzale Michelangelo
    Si tratta della terrazza con vista più conosciuta della città fiorentina che offre una delle viste più spettacolari al mondo.  Come da ogni parte del capoluogo toscano, anche da qui è possibile fotografare la cupola del Duomo di Firenze, opera del Brunelleschi e i ponti che corrono sull’Arno (tra cui Ponte Vecchio).  Questo punto panoramico è scelto non solo dai turisti, ma anche dalle giovani coppie di sposi che decidono di scattare qui le foto per il loro matrimonio.

    2.Terrazza di Fiesole
    Questo luogo era caro ad un esteta come D’Annunzio e oggi è ancora più amata da turisti e fotografi.  La terrazza sorge nei giardini pubblici della città, dal lato opposto di piazzale Michelangelo, sotto la neogotica Villa San Michele. Essendo un po’ lontana dal centro storico di Firenze per fare delle foto eccellenti bisogna assicurarsi che il cielo sia limpido e bisogna fare attenzione alla luce per assicurarsi di scattare delle foto nitide.

    3.Cupola di Santa Maria del Fiore
    Stiamo parlando di una delle cupole più particolari al mondo. Essa fu realizzata da Filippo Brunelleschi nel lontano XV secolo. Raggiungere la cima implica dover salire 463 gradini. Ma una volta giunti sulla cupola si potrà godere di una vista a 365 gradi sulla città fiorentina da ben 91 metri di altezza. Il biglietto d’ingresso costa 18 euro, vale 72 ore e permette l’accesso anche al Campanile di Giotto (altro punto panoramico), al Battistero, alla Cripta di Santa Reparata e al Museo dell’Opera del Duomo

    4.San Miniato al Monte
    La famosa basilica di San Miniato porta il nome del primo martire fiorentino e costituisce per la città uno dei tanti capolavori che sorgono sui colli. Una volta raggiunta vale la pena ammirare la sua facciata in marmo bianco e verde. Dando le spalle alla facciata della chiesa invece, è possibile godere di una vista senza eguali.

    4.Forte Belvedere
    Questo punto è situato sulla collina di Boboli e fu progettato da Bernardo Buontalenti per il Granduca Ferdinando I De’ Medici con lo scopo di difendere la città dalle invasioni esterne (soprattutto dalle ribellioni antimedicee). L’aspetto negativo di questo punto panoramico è che è aperto soltanto durante i mesi estivi, periodo in cui vengono organizzate mostre temporanee ed eventi.
    Bene, questi sono i 5 punti panoramici della città di Firenze maggiormente consigliati per scattare delle ottime fotografie. Non dimenticatevi di usufruire delle più banali tecniche fotografiche per avere come risultato foto non solo belle dal punto di vista del “soggetto” fotografato, ma anche professionali.

    Come scattare una foto incredibile: consigli di un fotografo professionale a Firenze

    Ecco quali sono i passi da seguire per scattare le foto da combinare in un’immagine panoramica:

    • posizioniamoci in un punto da cui possiamo osservare l’intero panorama,
    • individuiamo un punto centrale rispetto alla foto da scattare,
    • scattiamo la foto ponendo massima attenzione al bilanciamento del bianco.

    La città di Firenze è ricchissima di una moltitudine di piccoli scorci da fotografare, con questi piccoli consigli a portata di click non dobbiamo perdercene nemmeno uno!

  • Nikon Coolpix l110

    Nikon Coolpix l110

    La Nikon Coolpix L110 è stata rilasciata da Nikon nel gennaio 2010. Questa fotocamera è stata lanciata insieme alla P100, S4000 e L22. La Coolpix L110 unisce la tecnologia leader nel mercato con la facilità d’uso per catturare i momenti importanti in maniera affidabile. Lo zoom 15x grandangolare conferisce a questa macchina una precisione eccezionale e una risoluzione nitida, dando la libertà di scegliere tra la cattura di immagini o die filmati HD con audio stereo, il tutto comodamente riprodotti sul grande display lcd da 7,5 cm (3 pollici) ad alta risoluzione.

    Riepilogo funzionalità Nikon Coolpix L110  e dettagli tecnici:

    * 12,1 megapixel per stampe straordinarie grandi come 16 x 20 cm
    * Incredibile 15x ottico grandangolare (28-420mm) Obiettivo di vetro Zoom-NIKKOR
    * Display luminoso da 3,0 pollici ad alta risoluzione HVGA (460K-dot)
    * Nuovo Video HD con audio stereo e uscita HDMI Record HD (720p) filmati a 30fps con funzionalità di zoom ottico e autofocus.
    * Elaborazione delle immagini EXPEED, sistema per ritratti intelligente
    * Sport Scatto continuo consente riprese ad alta velocità a circa 11.1 (a 3 Megapixel) fps per un massimo di 20 immagini
    * D-Lighting consente di recuperare immagini scure o in controluce, migliorando la luminosità e dettaglio durante la riproduzione
    * Selezione scene auto riconosce automaticamente la scena nelle tua immagini e seleziona la modalità di scena più appropriata (6) + modalità automatica
    * Memoria: SD / SDHC con 43 MB di memoria interna (MMC non compatibile)
    * Batterie: AA (alcaline, NiMH, Oxyride o al litio)
    * Durata della batteria: AA Alcaline: 270 scatti, litio AA: 840 scatti, EN-MH2: 500 scatti

    Nikon Coolpix L110 accessori, scheda tecnica, difetti? L’avete provata? Pareri in merito?

  • Macchine fotografiche e vasche da bagno

    Uno degli aspetti più importanti in fotografia è l’esposizione: sbagliare l’esposizione, magari per essersi affidati ciecamente agli automatismi della macchina, può produrre fotografie troppo chiare o troppo scure. Magari a noi interessava mostrare il gatto che faceva capolino da sotto il tavolo, ma la macchina questo non poteva saperlo e ha esposto correttamente il ripiano del tavolo, facendo scomparire il gatto nell’ombra. Per questo è importante saper prendere il controllo dell’esposizione, in primo luogo conoscendo i parametri che la determinano.
    L’esposizione è “quanta luce entra”, né più né meno. Se la nostra pellicola o il sensore della nostra macchina digitale fosse una vasca da bagno, si potrebbe paragonare l’esposizione al livello che si vuole venga raggiunto dall’acqua.
    Come si determina l’esposizione ottimale? Misurando la luminosità della scena che sta davanti all’obiettivo. L’esposimetro della macchina può prendere in considerazione tutta la superficie del fotogramma, soltanto un punto (in modalità “spot”) oppure fare una media dando maggiore importanza ad una determinata area (in modalità “media pesata”), ad esempio il gatto sotto il tavolo. Quindi la macchina è in grado di valutare “quanta luce deve entrare”, oppure possiamo stabilirlo noi manualmente, ignorando l’esposimetro. In ogni caso, questa quantità può essere ottenuta variando tre parametri fondamentali.

    Il Diaframma (parametro f o Av: Aperture value)
    L’apertura del diaframma è il buchino dal quale entra la luce. La sua grandezza si esprime con un numero “f” che indica il rapporto fra la lunghezza focale dell’obiettivo e il diametro dell’apertura. Quindi a “f” più alti corrisponde un buco più piccolo. Si può paragonare all’apertura del rubinetto della vasca da bagno.
    Con Av alti si ha il diaframma più chiuso, quindi meno luce e maggiore profondità di campo (la profondità della zona che risulta correttamente a fuoco).
    Con Av bassi si ha il diaframma più aperto, quindi più luce e minore profondità di campo (utile, ad esempio, per staccare un soggetto dallo sfondo retrostante: si può avere a fuoco il primo e sfocato il secondo).

    L’Otturatore (parametro T o Tv: Time value)
    Il tempo di apertura dell’otturatore determina per quanto tempo la luce raggiunge il sensore o la pellicola. Generalmente si esprime in frazioni di secondo (come 1/500s) oppure in secondi (come 5″). Ovviamente, come nel caso della vasca da bagno, più tempo resta aperto il rubinetto e più acqua entra nella vasca.
    Con Tv alti (cioè un numero elevato dopo “1/”) si hanno tempi più brevi, meno luce, e si può fermare il movimento di soggetti veloci, oltre ai movimenti involontari della mano che regge l’obiettivo.
    Con Tv bassi (cioè un numero piccolo dopo “1/” oppure un numero n” di secondi) si hanno tempi più lunghi, più luce, e ciò che si muove nella scena produrrà delle scie o addirittura scomparirà, a seconda delle condizioni di luce.

    La Sensibilità (parametro ISO)
    La sensibilità indica “quanto” una certa quantità di luce incide sul sensore o sulla pellicola in un certo intervallo di tempo. Nel caso delle pellicole, essendone una proprietà chimica, lo si può variare solo cambiando il rullino. Nel caso delle digitali invece rappresenta il livello di amplificazione del segnale elettronico del sensore, e può essere cambiato di volta in volta anche automaticamente. Si può paragonare alla pressione dell’acqua nelle tubazioni: più ce n’è e più forte l’acqua esce dal tubo, eventualmente producendo più spruzzi e più rumore.
    Con ISO alti si ha una maggiore sensibilità e risulta quindi possibile usare valori minori per gli altri due parametri. La maggiore amplificazione però rende visibile anche il rumore presente nel segnale, producendo una grana più o meno colorata e più o meno sgradevole. Anche le pellicole con ISO elevati soffrono di maggiore granulosità.
    Con ISO bassi si ha una maggiore sensibilità ma un minore livello di rumore e spesso una resa migliore dei colori.

    Nelle macchine fotografiche moderne è possibile fissare manualmente uno, due o tre di questi parametri e lasciare in automatico gli altri, in qualunque combinazione. Che si operi in manuale o in automatico, comunque, il risultato sono sempre questi tre numeretti che insieme determinano quanta luce entra. Sbagliandoli si può arrivare a saturare il sensore, producendo aree di bianco assoluto che cancellano ogni dettaglio. Come se lasciassimo entrare troppa acqua nella vasca: oltre un certo livello non sale, esce e fa un disastro. Ironico che questa sia chiamata “bruciatura”.

  • Le foto con l’iPhone migliori di quelle del Motorola Droid

    L’iPhone è stato snobbato dagli smanettoni dei cellulari con fotocamera sin dalla sua nascita poichè la sua prima versione possedeva una fotocamera da soli 2 megapixel, aggiornata a 3 megapixel con l’ultimo modello, il 3gs. Anche la mancanza del flash ha fatto storcere il naso a molti, tuttavia un tale con la passione per le foto e la fotografia, Andy Ihnatko, ha voluto vederci chiaro e capire se i megapixel sono l’unico fattore determinante per valutare la bontà delle foto scattate da una fotocamera rispetto ad un’altra. Il test eseguito ha coinvolto appunto l’iPhone 3Gs, con i suoi modesti 3 megapixel, e il Motorola Droid, che vanta ben 5 mega pixel, quasi il doppio del melafonino. Andy ha fotografato vari oggetti nella stessa posizione con i due dispositivi e il risultato finale è stato sorprendente, le foto dell’iPhone risultano piu’ nitide e dunque piu’ belle rispetto al Droid.

    Foto fatta con iPhone 3gs

    4075912182_44cb91793e

    Foto fatta con Motorola Droid

    4075906404_e2c92b27bb

    Questo risultato è stato ottenuto con i soggetti posti in luce naturalmente, visto che al buio, essendo il melafonino sprovvisto del Flash, non si riesce ad eseguire un buono scatto. Tuttavia dovrebbe farci riflettere il fatto che questi megapixel possono essere anche 7 o 12, ma alla fine, se non sono supportati in maniera ottimale a livello software e hardware, risultano inutili. E’ come montare un motore di una Fiat Punto su una Ferrari: piu’ di 140 Km all’ora non li fa.
    Tutte le foto del test equiparativo sono visibili sulla pagina Flickr di Andy.

  • Il sistema SLIFEP per la valutazione delle fotografie digitali

    A volte non è facile analizzare e spiegare i motivi per i quali un’immagine ci appare riuscita ed espressiva o, al contrario, piatta e insignificante. Si intende qui proporre una guida all’analisi dei diversi aspetti che concorrono alla resa finale di una fotografia e una scala di voti da 1 a 9 che, applicata ad ogni singolo parametro, può aiutare sia ad esprimere un giudizio ragionato che ad individuare eventuali punti deboli nella propria produzione. Si tenga presente che questa non intende essere una guida alla realizzazione di fotografie belle, ma solo alla valutazione a posteriori del risultato finale. Comunque, una valutazione oggettiva e analitica dei propri scatti è preziosa per migliorare le proprie capacità.
    Il sistema proposto si riassume nell’acronimo SLIFEP, dalle iniziali di ciascun parametro preso in considerazione. Qui vengono elencati secondo un ordine che si può considerare approssimativamente di rilevanza decrescente. E’ infatti evidente che una foto non può prescindere da un soggetto, mentre può tranquillamente essere priva di postproduzione.

    Sebbene la scala sia in decimi, si considerino gli estremi 10 e 0 riservati a casi estremi raramente riscontrabili (come una foto scattata da Henri Cartier Bresson e dal suo cane). In generale, ci si può basare sulla scala dei voti scolastici, nella quale da 4 in giù si ha una grave insufficienza, 6 è la sufficienza, 7 è “buono”, 8 è “distinto” e 9 è “ottimo”. Con significati diversi per ogni parametro, ovviamente. Un giudizio si può così esprimere molto sinteticamente con una stringa nella quale l’iniziale di ogni parametro è seguita dal voto relativo, ad esempio S7-L5-I8-F7-E6-P6.
    Gli esempi elencati di seguito sono puramente inventati allo scopo di definire approssimativamente dei livelli di riferimento per ogni parametro. Tuttavia è possibile che la stessa descrizione evochi a ciascuno delle immagini diverse, per cui vanno presi con molta elasticità.

    I PARAMETRI

    Soggetto
    Senza soggetto non si fa alcuna foto. E’ in base al soggetto che si distinguono i vari generi fotografici: panorami, ritratti, persone dal vivo, natura selvaggia, natura morta, architettura, arte, moda, molluschi bivalvi e così via. Anche scatti puramente grafici, nei quali il soggetto ripreso può essere irriconoscibile, hanno in realtà un soggetto che può essere un colore, una luce, una geometria. Poiché la varietà dei soggetti è praticamente infinita, è impossibile definire una scala rigida per valutarli. Ciò che si può fare guardando una foto è cercare di quantificare quanto il soggetto ci colpisce, ci coinvolge, ci trasmette un’emozione. Facendo attenzione a distinguere fra l’emozione proveniente dal soggetto stesso e quella creata con altri mezzi, come un’illuminazione drammatica o un punto di vista insolito. Un soggetto “povero” non produce necessariamente una foto brutta.

    Alcuni esempi.
    2: Dito davanti all’obiettivo.
    4: Aiuole fiorite con falciatrice parcheggiata e sacchi di plastica. Bambino mezzo coperto da altre persone che ha chiuso gli occhi al momento dello scatto.
    5: Automobile normale parcheggiata. Persona inespressiva. Muro vecchio ma non scrostato in modo drammatico.
    6: Fiore. Bella moto parcheggiata. Casa. Via.
    7: Moto in corsa. Bel gatto. Ape su fiore. Vallata. Monumento.
    8: Bambino che ride. Gatto che punta la preda. Rovine. Tramonto che infuoca le nuvole.
    9: Martin pescatore che si tuffa sott’acqua e prende un pesce nel becco. Auto che salta. Profugo con tutti i propri averi in un fagotto. Palazzo che crolla.

    Luce
    Anche senza luce, per definizione, non si fa alcuna foto. Il soggetto può essere illuminato in migliaia di modi diversi. In esterni si può avere la luce diffusa di un cielo coperto, la cruda luce solare eventualmente bilanciata da riflessi provenienti dagli oggetti circostanti, luce artificiale di notte oppure luce lunare, o infinite combinazioni di queste. In interni di solito l’illuminazione è più controllata: può essere quella “normale” proveniente da un lampadario, quella diffusa dalle finestre, luce solare, lume di candela.
    L’uso di uno o più flash, di pannelli riflettenti e di altre forme di illuminazione controllata va valutato attentamente per l’efficacia nel rendere la scena drammatica, romantica, tetra o qualsiasi altra sia l’intenzione dell’autore. In generale un’illuminazione “piatta”, perché frontale o perché tanto diffusa da non produrre ombre, non merita una buona valutazione. A parte casi limite come le sagome in controluce, è importante valutare la qualità delle ombre prodotte ed il loro contributo nel rendere visibili volumi e profondità del soggetto.
    Nel valutare la luce bisogna stare attenti a distinguerne le qualità intrinseche da quelle dipendenti dall’esposizione, come bruciature o ombre troppo scure. Se un difetto deriva dai parametri di scatto va attribuito all’esposizione. Se è proprio della scena ripresa può essere un problema di luce.

    Alcuni esempi.
    2: Buio pesto con alcune sagome indistinte.
    4: Ritratto illuminato da flash frontale e soggetto con occhi rossi.
    5: Persona col volto in ombra che sorride davanti ad un muro illuminato dal sole. Passanti in strada sotto un cielo grigio.
    6: Piazza illuminata dal sole. Ritratto con luce diffusa e ombre non marcate.
    7: Prato fiorito con luce radente fra gli steli. Sole che crea riflessi sulla carrozzeria lucida di un’auto.
    8: Luce del crepuscolo che filtra attraverso i rami degli alberi. Fascio di luce che entra in una stanza polverosa e illumina un quadro. Chiaro di luna sui canneti di un lago.
    9: Vulcanologi illuminati dal basso dal chiarore di una colata lavica.

    Inquadratura
    Mentre il soggetto e la luce che lo rende visibile possono essere naturali, l’inquadratura è un fattore sotto il controllo esclusivo del fotografo. Il punto di ripresa, la lunghezza focale usata, il posizionamento degli elementi all’interno del riquadro, l’allineamento lungo linee particolari possono rendere drasticamente diversi risultati ottenuti riprendendo un stesso soggetto sotto la stessa luce. Di tutti questi fattori si può dare una valutazione complessiva basandosi sulla sensazione di armonicità della composizione. Oppure, se si è incerti di una valutazione così soggettiva e impalpabile, si può verificare l’aderenza della foto ad alcune norme di composizione come la regola dei terzi, il decentramento del soggetto, l’asimmetria fra cielo e suolo, l’aria circostante il soggetto, l’assenza di elementi di disturbo lungo i bordi. Senza prendere nessuna di queste “regole” come sacra e inviolabile, si possono valutare anche le trasgressioni in funzione della resa espressiva dell’immagine. Alla fine, si tratta di rispondere alla domanda: “Quanto bene sono disposti gli elementi in questa foto?”.

    Alcuni esempi.
    2: Bambino ritratto dall’alto in basso con focale corta, tagliando sotto all’altezza delle ginocchia.
    4: Pavimentazione su tutto il fotogramma, tranne una striscia in alto dove passeggiano pedoni decapitati.
    5: Monumento al centro del fotogramma, piazza nella metà inferiore e cielo nella metà superiore.
    6: Edificio visto quasi frontalmente sui due terzi sinistri, giardino sul lato sinistro.
    7. Torre ripresa dal basso. Ritratto di profilo con cielo nella direzione dello sguardo.
    8. Adulto sul terzo sinistro che tende la mano verso un bambino sul terzo destro che lo guarda dal basso in su; il braccio e lo sguardo seguono la diagonale del fotogramma.
    9. Viale alberato in prospettiva con passanti distribuiti a varie profondità ma mai sovrapposti, con aereo che passa in cielo in alto a sinistra e persona che lo indica in basso a destra.

    Fuoco
    La nitidezza di una fotografia dipende da una corretta messa a fuoco e dalla velocità di spostamento degli elementi ripresi in funzione del tempo di scatto. Ai fini della valutazione a posteriori di uno scatto, possiamo guardare esclusivamente al risultato finale, senza distinguere se una mancanza di nitidezza è causata da movimento o da errata messa a fuoco. Anche se il “mosso” è tecnicamente un effetto dell’esposizione, ciò che produce sul fotogramma è una sfocatura, per cui lo facciamo incidere su questo parametro, che si potrebbe chiamare anche “nitidezza”.
    Sarebbe errato ridurre questo parametro ai soli valori “giusto” o “sbagliato” a seconda che l’immagine sia tutta nitida o con il soggetto sfocato, perché agendo sulla profondità di campo o inseguendo il soggetto è possibile creare una grande varietà di effetti la cui efficacia va valutata attentamente.

    Alcuni esempi.
    2: Tutto sfocato: non si capisce niente.
    4: Il soggetto si riconosce, ma è tutto sfocato. Bambino che si muove creando scie indesiderabili.
    5: Ritratto di persona leggermente sfocata davanti ad una siepe a fuoco. Marmotta che corre su un prato, entrambi mossi.
    6. Scena in strada con tutto a fuoco, ma un po’ di micromosso che riduce la nitidezza.
    7. Panorama con tutto a fuoco.
    8. Macro di insetto su uno stelo quasi interamente a fuoco, sfondo di steli simili del tutto sfocati. Corridoio visto in prospettiva con persona seduta a fuoco, mentre più vicino e più lontano lo sfondo sfoca gradualmente.
    9. Panning di auto da corsa perfettamente nitida su fondo perfettamente striato. Farfalla su fiore con sfondo di paesaggio sfocato appena riconoscibile.

    Esposizione
    Valutare a posteriori l’esposizione di una foto è diverso da stimare i parametri di scatto prima di realizzarla. Si ha davanti un’immagine finita, spesso passata attraverso una postproduzione correttiva, e se ne deve soppesare l’efficacia espressiva in funzione della quantità di luce che mostra. Poca luce e tempo lungo o molta luce e tempo breve, quello che interessa è il chiaroscuro del risultato finale. Eventuali sfocature dovute al movimento saranno quindi considerate nella valutazione del parametro “Fuoco” e non di “Esposizione”.
    Non si può pensare di valutare quantitativamente l’esposizione guardando un istogramma: ogni foto è una storia a sé, e come nell’immagine di un bosco può non esserci un solo pixel a luminosità massima, così in una scattata nel deserto non c’è motivo di trovare alcun dettaglio nero. In generale si cerca di sfruttare l’intera (limitata) gamma dinamica delle immagini digitali per massimizzare il contrasto, ma va tenuto presente che un contrasto elevato non è necessariamente sempre funzionale all’espressività di una foto. Una foto può essere volutamente sottoesposta o sovraesposta per buoni motivi. Più che la quantità di luce si cerchi quindi di valutare la bontà di questi motivi.
    Poiché la fotografia digitale permette di variare con grande flessibilità la sensibilità (ISO) del supporto, si tenga anche presente l’adeguatezza del valore scelto, con le conseguenze sulla rumorosità dell’immagine e la saturazione dei colori.

    Alcuni esempi.
    2. Buio pesto con alcune cose indistinguibili.
    4. Persona stesa al sole, con tutte le parti illuminate bruciate.
    5. Uccello che fa capolino fra le foglie, troppo scuro per distinguersi chiaramente da esse. Piazza con monumenti in pieno giorno e ISO elevati che sgranano l’immagine.
    6. Scena in strada in cui l’ombra sotto le auto sfiora il nero assoluto e un cartello bianco in pieno sole sfiora il bianco assoluto.
    7. Ritratto con metà volto illuminato e metà in ombra, con dettagli ben leggibili in entrambe le aree.
    8. Fasci di luce solare che filtrano fra le foglie in un bosco, nessuna bruciatura, ottimo stacco dei fasci dallo sfondo e tronchi in ombra che raggiungono il nero. Paesaggio nella nebbia con persone e oggetti perfettamente contrastati in primo piano, poi altri via via meno contrastati dietro, fino a sfumare in un grigio uniforme.
    9. Uccello che vola verso un tramonto di nuvole in fiamme, scuro ma distinguibile fino all’ultima piuma. Oasi nel deserto resa simile ad un miraggio dalla sovraesposizione che rende irreali i dettagli, anche portando il lato assolato delle dune fino ad una bruciatura giallastra.

    Postproduzione
    E’ l’unico parametro che nel caso della fotografia digitale assume un significato diverso da quello che avrebbe per la fotografia analogica. Le possibilità di intervento sul digitale sono molto più ampie di quelle permesse dalla pellicola, e molto più accessibili per il fotografo amatoriale. Si considera anzi una prassi intervenire in qualche modo per perfezionare le immagini dopo lo scatto. Gli interventi possono comprendere regolazioni di esposizione, livelli, gamma, curve, saturazione, la riduzione del rumore, il viraggio o la conversione in bianco e nero, la rotazione ed il ritaglio dell’immagine per aggiustare l’inquadratura, l’aggiunta di bordi e firme. Approssimativamente, si può considerare parte di una postproduzione “normale” ogni intervento che agisca su tutta la superficie dell’immagine e non solo su parti di essa. Ad esempio, un filtro di sfocatura o di affilatura (come una maschera di contrasto) non snatura l’immagine, ma nel momento in cui lo si applica ad una selezione (per esempio per ottenere uno sfondo sfocato ove non ci si sia riusciti agendo sul diaframma) si comincia ad esulare dall’ambito puramente fotografico. Immagini che hanno subito interventi localizzati (come rimozione di elementi mediante clonatura dello sfondo, o inserimento di elementi non realmente presenti) non possono essere valutate secondo gli stessi valori delle immagini “non adulterate”, soprattutto quando si sconfina nella vera e propria manipolazione grafica. Il confine fra i due ambiti non può comunque essere definito rigidamente, e il criterio qui esposto vale solo da suggerimento.
    Valutare la qualità della postproduzione può essere difficile nel caso in cui questa sia talmente ben riuscita da risultare impercettibile. Oppure può non essere affatto presente, nel caso di foto “come uscite dalla macchina”. In questi casi il parametro P potrà essere omesso.
    Nei casi in cui la postproduzione è visibile e valutabile, bisogna cercare di capire se ha migliorato o peggiorato l’immagine di base. Una cornice dai colori vistosi o una firma con caratteri troppo elaborati può distrarre dal contenuto della foto, meritando una valutazione bassa. Viceversa, una cornice sobria può aiutare ad esaltare caratteristiche dell’immagine, come la brillantezza dei colori. Un viraggio seppia può aggiungere atmosfera, ma solo se congruo con il periodo temporale (reale o apparente) del soggetto. Una conversione in bianco e nero può arricchire di contrasto un’immagine rendendola più drammatica. Se poco contrastata può riempire di grigio il quadro smorzandone gli elementi, e questo può essere appropriato oppure no, a seconda del soggetto. Anche l’uso di filtri “creativi” per aggiungere trama o effetti particolari come vignettature, desaturazioni, viraggi, solarizzazioni, negativi eccetera vanno soppesati sulla base di quanto aggiungano a ciò che l’immagine aveva da dire già in partenza. Se l’effetto speciale diventa il protagonista, della foto vera e propria non resta abbastanza da poter dare una valutazione prettamente fotografica.
    Certi interventi di postproduzione possono essere fondamentali per la produzione dell’immagine cercata dall’autore. Una foto panoramica risulta dall’unione di più scatti, e va valutata soprattutto per l’invisibilità delle giunzioni. Un HDR può recuperare una gamma dinamica impossibile da catturare con uno scatto singolo, e se raggiunge questo scopo senza snaturare il soggetto va valutato positivamente.

    Alcuni esempi.
    2. Filtro “Tempera ad olio” su foto di un evento sportivo.
    3. HDR di una periferia grigia che la rende più colorata del Paese delle Meraviglie.
    4. Cornici viola attorno ad una scena campestre, con titolo e firma in giallo.
    5. Filtro antirumore troppo aggressivo che “plastifica” le superfici. Bianco e nero poco contrastato che mostra solo grigi.
    6. Cornicetta nera, firma bianca. O viceversa. Regolazione corretta dei livelli.
    7. Maschera di contrasto (USM) che riesce a contrastare efficacemente un micromosso.
    8. Regolazione di curve per rendere chiaramente visibile una nebulosa in un cielo stellato. Panorama a 360° senza giunzioni visibili.
    9. Sovrapposizione di più scatti per simulare un’esposizione lunga e mostrare la Via Lattea con i dettagli delle strisce di polvere.

    (C)2008 Livio Rossani.
    La riproduzione è autorizzata solo mantenendo questa nota di copyright.