30 Marzo 2010 Liviux

Uno degli aspetti più importanti in fotografia è l’esposizione: sbagliare l’esposizione, magari per essersi affidati ciecamente agli automatismi della macchina, può produrre fotografie troppo chiare o troppo scure. Magari a noi interessava mostrare il gatto che faceva capolino da sotto il tavolo, ma la macchina questo non poteva saperlo e ha esposto correttamente il ripiano del tavolo, facendo scomparire il gatto nell’ombra. Per questo è importante saper prendere il controllo dell’esposizione, in primo luogo conoscendo i parametri che la determinano.
L’esposizione è “quanta luce entra”, né più né meno. Se la nostra pellicola o il sensore della nostra macchina digitale fosse una vasca da bagno, si potrebbe paragonare l’esposizione al livello che si vuole venga raggiunto dall’acqua.
Come si determina l’esposizione ottimale? Misurando la luminosità della scena che sta davanti all’obiettivo. L’esposimetro della macchina può prendere in considerazione tutta la superficie del fotogramma, soltanto un punto (in modalità “spot”) oppure fare una media dando maggiore importanza ad una determinata area (in modalità “media pesata”), ad esempio il gatto sotto il tavolo. Quindi la macchina è in grado di valutare “quanta luce deve entrare”, oppure possiamo stabilirlo noi manualmente, ignorando l’esposimetro. In ogni caso, questa quantità può essere ottenuta variando tre parametri fondamentali.

Il Diaframma (parametro f o Av: Aperture value)
L’apertura del diaframma è il buchino dal quale entra la luce. La sua grandezza si esprime con un numero “f” che indica il rapporto fra la lunghezza focale dell’obiettivo e il diametro dell’apertura. Quindi a “f” più alti corrisponde un buco più piccolo. Si può paragonare all’apertura del rubinetto della vasca da bagno.
Con Av alti si ha il diaframma più chiuso, quindi meno luce e maggiore profondità di campo (la profondità della zona che risulta correttamente a fuoco).
Con Av bassi si ha il diaframma più aperto, quindi più luce e minore profondità di campo (utile, ad esempio, per staccare un soggetto dallo sfondo retrostante: si può avere a fuoco il primo e sfocato il secondo).

L’Otturatore (parametro T o Tv: Time value)
Il tempo di apertura dell’otturatore determina per quanto tempo la luce raggiunge il sensore o la pellicola. Generalmente si esprime in frazioni di secondo (come 1/500s) oppure in secondi (come 5″). Ovviamente, come nel caso della vasca da bagno, più tempo resta aperto il rubinetto e più acqua entra nella vasca.
Con Tv alti (cioè un numero elevato dopo “1/”) si hanno tempi più brevi, meno luce, e si può fermare il movimento di soggetti veloci, oltre ai movimenti involontari della mano che regge l’obiettivo.
Con Tv bassi (cioè un numero piccolo dopo “1/” oppure un numero n” di secondi) si hanno tempi più lunghi, più luce, e ciò che si muove nella scena produrrà delle scie o addirittura scomparirà, a seconda delle condizioni di luce.

La Sensibilità (parametro ISO)
La sensibilità indica “quanto” una certa quantità di luce incide sul sensore o sulla pellicola in un certo intervallo di tempo. Nel caso delle pellicole, essendone una proprietà chimica, lo si può variare solo cambiando il rullino. Nel caso delle digitali invece rappresenta il livello di amplificazione del segnale elettronico del sensore, e può essere cambiato di volta in volta anche automaticamente. Si può paragonare alla pressione dell’acqua nelle tubazioni: più ce n’è e più forte l’acqua esce dal tubo, eventualmente producendo più spruzzi e più rumore.
Con ISO alti si ha una maggiore sensibilità e risulta quindi possibile usare valori minori per gli altri due parametri. La maggiore amplificazione però rende visibile anche il rumore presente nel segnale, producendo una grana più o meno colorata e più o meno sgradevole. Anche le pellicole con ISO elevati soffrono di maggiore granulosità.
Con ISO bassi si ha una maggiore sensibilità ma un minore livello di rumore e spesso una resa migliore dei colori.

Nelle macchine fotografiche moderne è possibile fissare manualmente uno, due o tre di questi parametri e lasciare in automatico gli altri, in qualunque combinazione. Che si operi in manuale o in automatico, comunque, il risultato sono sempre questi tre numeretti che insieme determinano quanta luce entra. Sbagliandoli si può arrivare a saturare il sensore, producendo aree di bianco assoluto che cancellano ogni dettaglio. Come se lasciassimo entrare troppa acqua nella vasca: oltre un certo livello non sale, esce e fa un disastro. Ironico che questa sia chiamata “bruciatura”.

Comments (3)

  1. Con ISO alti si ha una maggiore sensibilità e risulta quindi possibile usare valori minori per gli altri due parametri. La maggiore amplificazione però rende visibile anche il rumore presente nel segnale, producendo una grana più o meno colorata e più o meno sgradevole. Anche le pellicole con ISO elevati soffrono di maggiore granulosità.
    Con ISO bassi si ha una maggiore sensibilità ma un minore livello di rumore e spesso una resa migliore dei colori.

    mmmm, mi sa che c’è un’imprecisione da correggere 🙂

  2. Liviux

    Ops! Grazie andynaz. Ora vedo se posso correggere direttamente io…

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