Non è la prima volta che la facilità di condivisione di un messaggio tramite il social network per eccellenza, facebook, da origine a qualche “bizzarro” fenomeno. Questa volta a impazzire però sono stati i maschietti del web. Infatti da giorni gli stati delle ragazze hanno iniziato a cambiare come fossero tutte di comune accordo: “nero”, “bianco”, “verde”, “blu”, ecc… I colori, ovviamente nessuno del popolo maschile poteva saperlo, si riferiva al reggiseno indossato in quel momento dalle ladies. Neanche fossero tanti pesciolini subito i maschietti hanno abboccato all’esca: “che succede?”, “??”, “che vuol dire?”; questi sono solo alcuni dei commenti, alcuni più classici, altri più particolari, che è possibile trovare online sotto a qualche colore. Ma le sorprese non finiscono qui.

Il gioco, che sulle prime sembrava semplicemente la burla di un qualche utente annoiato (finlandese, si mormorava) si è poi scoperto essere un “trucchetto” per una campagna di sensibilizzazione a favore della prevenzione del tumore al seno. Il tutto sembra infatti essere un preciso piano per attirare l’attenzione dei media, così da dare una certa visibilità al fenomeno. Tuttavia è ancora sconosciuto il creatore effettivo di questa particolarissima “catena di sant’antonio” anche se sembra che il tutto sia partito da Detroid, USA.

Tra tutte le scoperte scientifiche dello scorso secolo forse la più sensazionale è stata proprio la mappatura del codice genetico; tuttavia, come ogni scoperta che si rispetti, anche quest’ultima ha sollevato più di un interrogativo morale. Se infatti da una parte la genetica potrebbe aiutare l’uomo, le piante e tutti gli altri animali, dall’altra potrebbe anche rubare un potere che per secoli è stato patrocinio di una sola entità: Dio. Parliamo del potere di “creare”. Infatti grazie alla fecondazione assistita o più semplicemente all’accoppiamento indotto è possibile combinare il codice genetico di diversi animali. Se la scienza ufficiale ha bandito questi esperimenti, poichè troppo “spinti” dal punto di vista etico, la scienza ufficiosa ancora non si è arresa. E infatti non sono pochi gli esperimenti che hanno dato vita a specie ibride. Come il caso del “Leopone“, (che, tra l’altro, possiede anche una pagina Wikipedia) incrocio tra un leopardo ed una leonessa. Oppure il “Tigone“, (anch’esso munito di pagina Wikipedia) che come suggerisce il nome è il risultato di un accoppiamento tra una tigre ed una leonessa. E ancora lo “Zonkey” (metà mulo e metà zebra), il “Zebrallo” (metà cavallo e metà zebra) e il “Wolphin” (metà delfino e metà orca). Ma se tutti questi esperimenti possono esercitare un certo fascino su di noi, senza turbarci più di tanto, diverso è il caso di Oliver.

Oliver è infatti uno “strano” esemplare di Scimpanzè: privo di peluria sul volto e sul petto, predisposto ad imparare comportamenti complessi, capace di camminare in posizione eretta e di usare utensili (quali le posate) Oliver è infatti l’esemplare animale più vicino all’uomo che sia mai stato scoperto.

Per farsi una veloce idea delle capacità di Oliver, basta guardare alcuni minuti di questo breve documentario che lo vede proprio come protagonista.

Ovviamente la storia di Oliver ha destato subito la curiosità di molti: media, circhi, etologi, scienziati. E proprio questi ultimi sono stati i più impegnati a capire cosa potesse aver generato un essere tanto “umano” quanto Oliver. Difatti già molti anni prima, all’incirca negli anni ‘20, il biologo russo Il’ja Ivanovic Ivanov aveva tentato, senza successo, di incrociare uno scimpanzè con un essere umano. Nessuno, almeno ufficialmente, aveva più osato riprodurre quell’esperimento e quei risultati erano ritenuti incrollabili. Alla luce di questi eventi è chiaro che la comparsa di Oliver aveva mosso qualcosa: subito si iniziò a riferirsi a lui come all’ “Anello Mancante”, ovvero quel gradino evolutivo che separava l’uomo dal più prossimo dei suoi antenati: la scimmia.

Attualmente, nonostante tutte queste indiscrezioni, il parere degli esperti è unanime: Oliver è solo un “normale” Scimpanzè, come il suo DNA ha confermato. Tuttavia, vedendo le immagini che ritraggono il piccolo “Anello Mancante” c’è da chiedersi se ci sia davvero da fidarsi di questa scienza “ufficiale”.

Wendell P. Bloyd

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