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mag 24 2010

GLI SBANCATI

Categoria: VideogameGiuseppe Campolo @ 21:23

Non c’è nulla di meglio di una crisi. Di gran lunga più utile della visita di un capo di stato, della festa della donna, del terremoto in Pakistan. Quasi più redditizia di una campagna elettorale, per il giornalismo. Con la sua dose di suspense, sia essa diplomatica con implicazioni belliche, o quella epilettica del dollaro. La notizia del primo viaggio spaziale indiano è durata appena un giorno; al secondo, nessun redattore avrebbe tappato un buco con quella. Ma la crisi, qualunque crisi, te la puoi palleggiare per giorni, per settimane, è sempre lì. La gente dimentica la bocca aperta, punta gli occhi avidi sui titoli (è un piacere, ragazzi, sedere al bar col cucchiaino in mano come un bisturi sollevato, e vedere ai tavolini di ferro di piazza Duomo gli incravattati stendere da presbiti il giornale per spiluccare il tuo articolo. Mentre spii sul volto dello sconosciuto l’effetto delle tue parole, che gusto la granita!).

Ma le vince tutte la crisi finanziaria. È dura e la dura; spaventa, genera ansia; è meglio delle fumate nere e la bianca. Non sai mai come se la pensa l’indice Nikkei, in quella che è la notte per te, a Tokyo, dove si vive già il domani. La fibrillazione degli investitori segue quella del Mibtel di Piazza Affari all’apertura, che è un monito, un vaticinio o un incoraggiamento per il Dow Jones di Wall Street, a New Jork, quando vi tornerà il giorno, che a sua volta precorre e influenza l’indice e i trepidanti finanzieri di Sidney. Un movimento che non ti dico, dai capi di stato, ai politici tutti, banchieri, sindacalisti ed economisti, fino al pensionato INPS che non si sa cosa possa temere ancora. C’è da sguazzare con gusto, sbizzarrisi a interpretare: in questo campo, qualsiasi bestialità prende quota di professorato, è simbolo delle alte sfere. Tanto è vero che si fanno le più ampie disquisizioni, serie e compunte, sulle bestialità delle banche, dei governi e del fondo monetario. Attendendosi il rimedio dalle banche, dai governi e dal fondo monetario.

Nel ’29 gli esperti del flusso dei flussi, del circolante per eccellenza – il capitale – per l’ennesima volta ci cascano. E sbagliano pure la manovra correttiva. Ora, gli analisti l’inquadrano; e spiegano che la crisi che ci riguarda adesso è diversa. Intanto grandi prestigiatori della finanza prendono un’altra cantonata: falliscono; il putiferio è generale. Gli strombazzati provvedimenti non convincono le borse, le cui eliche girano in picchiata. Il cittadino, quello che se ha una borsa ce l’ha vuota,  resta con la lingua in ritiro; ma tifa in cuor suo per i virtuosi “risparmiatori”, per le SPA che si sgonfiano, per le banche in liquidità a rischio, che è una cosa che loro conoscono e li fa commuovere.

Economisti permettendo – sia quelli che parlano col muso stretto, come per dire “ordunque è questo” e  gli altri che eloquiano a bocca larga come per dire “arieccoci che nessuno capisce niente” – tutta questa faccenda, che imbrogliata pare, a me puzza d’imbroglio. È falsa, come falso suona che sia incapace il manager strapagato. Non sarebbe più credibile che è straunto perché ha fatto proprio magistralmente ciò che il mandante gli aveva ordinato di fare?

Sento come un vuoto, una discordanza, una sotterranea capovolta arcata di ponte. L’indicazione dell’errore e l’errore stesso è spiegazione così banale che dovremmo pensare di essere guidati da imbecilli. Le banche hanno fatto mutui in quantità che non erano in grado di fronteggiare. E chi guida queste banche è ancora al suo posto? E salviamo questi e quelle!

Si affaccia all’evidenza una logica di superiore tornaconto, di perversa ma sicuramente coerentissima strategia onnigestionale. In quel plasma sotteso alla realtà visibile, in quell’empireo sfuggente oltre i veli d’Istituti nominalmente rappresentanti, sorgono impulsi a muovere passi di superiore coerenza a un assunto, conseguenti a una filosofia, dove la salute delle popolazioni non c’entra per niente; manovre per così dire scientifiche, che ai nostri occhi avrebbero aspetto orrendo e spietato, come i gesti della mafia e dei napoleoni. È solo una fantasia, spero, generata dall’assurdo che ci si presenta; ma a causa di essa sono più preoccupato di quanti vedono il loro gruzzolo sgonfiarsi a ogni alba e tramonto di mercato.

Se i capitalisti sbagliano a trattare il capitale, i politici la politica economica, gli economisti luminari non illuminano nulla, le Nazioni Unite non uniscono nessuno e i grandi capi non riescono a armonizzare il mondo… Non mi piacciono, rifiuto generalmente i puntini di sospensione, non intendo sottrarmi mai alla responsabilità di concludere; ma sta di fatto che qui il pensiero resta sospeso.

Giuseppe Campolo


dic 31 2009

Recensione Brutal Legend

Categoria: VideogameSignore Oscuro @ 15:28

Sicuramente non ha bisogno di presentazioni Tim Schafer considerato dagli appasionati di videogiochi come un guru dell’industria del divertimento elettronic, ispirato game designer ha regalato alla comunit・un titolo del calibro di Monkey Island ed ora dopo un lungo e travagliato periodo di programmazione la sua ultima creazione : Brutal Legend è pronta ad essere acquistata.

METAL NEVER DIE

Dopo il filmato iniziale ci troveremo ad impersonare Eddie Riggs un roadie alle prese con una band che tenta di suonare quello che resta di un metal ormai variato negli anni, Eddie vorrebbe essere nato all’inizio degli anni ‘70 quando il vero metal veniva suonato nei concerti.

Il protagonista si ritrova durante il concerto a dover salvare uno dei membri della band è durante quell’incidente che la fibbia della sua cinta viene bagnata con il suo stesso sangue.

Eddie viene dunque trasportato in un mondo parallelo dove la musica è l’elemento fondamentale di sopravvivenza, non c’è molto tempo per familiarizzare con il pad che subito Eddie ha bisogno di raccogliere un’arma per affrontare i suoi primi nemici, da li a poco il protagonista prenderà il controllo di una temibile ascia bipenne e di Clementine una chitarra di sua conoscenza, che in questo mondo dominato dal metal si presenta come un’ottima arma.

Che inizino le danze

Brutal Legend è un mix azzeccato di generi, l’ironia del gioco centellinata periodicamente lo rende sempre divertente anche procedendo nella trama, il tutto condito da un canovaccio narrativo che conquisterà il giocatore con tanto di colpi di scena.

Introducendo il gameplay si nota subito l’assenza del salto che in un gioco action potrebbe risultare fondamentale, questo gap è colmato da tutte le altre peculiarità del titolo che la fanno passare in secondo piano. Brutal Legend presenta una massiccia base di free roaming, un mondo vasto e dettagliato esplorabile sia a piedi che con i particolari mezzi che il protagonista potrà evocare a suon di assoli durante il corso della storia.

Propio gli assoli saranno parte fondamental del gioco, dato che saranno utilizzati per la maggior parte delle invocazioni e per sbloccare bonus e potenziamenti.

Brutal Legend presenta anche le caratteristiche di uno strategico, le fasi di gioco in cui saremo costretti ad affrontare il nemico saranno effettuate in un modo tanto strano quanto divertente e coinvolgente; dimenticatevi il quartiere generale e le miniere, questi verranno sostituiti da un palco e dalle bancarelle del merchandising! Durante questo tipo di combattimenti lo scopo principale sarà quello di distruggere il palco del nemico utilizzando la propria armata che lentamente verrà costruita. Per organizzare la propria truppa d’attacco dovremo avere bisogno dei “fan”, cumulabili tramite le bancarelle, da spendere per reclutare nuovi adepti.

Accordando la chitarra

Sicuramente il punto di forza di Brutal Legend è una colonna sonora da brividi, 107 brani su licenza accompagnano il giocatore lungo tutto il viaggio di Eddie, brani sempre azzeccati e mai fuori luogo, ottimo anche il doppiaggio in inglese del gioco, peccato per il sonoro degli elementi scenici che il più delle volte sembra finto.

Graficamente il titolo colpisce per il suo design e le animazioni facciali, gli animali e i personaggi sono curati e ben fatti peccato che Brutal Legend vesta una grafica che non rispecchia i canoni odierni, i mostri anche quelli più importanti mancano di texture. Un altro neo è la longevità del gioco che, anche se rispecchia i canoni attuali, rimane sempre sulle 6 ore ad una difficoltà media.

Tirando le somme

Brutal Legend è un must have, un titolo che dovrebbe risiedere nelle bacheche di tutti i videogiocatori che si rispettino, presentandosi come un titolo innovativo ed alternativo, con una trama sempre all’altezza delle aspettative ed una quantità di battute e provocazioni da non finire.

Peccato per la durata del gioco e per la ripetitività delle missioni secondarie.

Uno sguardo ai trofei: 50 trofei, tutti molto facili e che si sbloccano andando avanti con la storia, il più difficile è quello dove si devono vincere 50 partite online.